MARCELLO BACCI - il messaggio nella transcomunicazione
Le Voci hanno ripetutamente ribadito
che il contatto avviene e deve essere mirato ad alleviare la
sofferenza delle persone colpite dalla morte di un congiunto
profondamente amato e fin dall'inizio della sperimentazione di
Bacci almeno un terzo della durata degli interventi e stato
dedicato a favorire l'incontro fra "vivi e morti",
anche se spesso ci è stato detto che le parti sono invertite,
cioè chi ci parla dice di essere "vivo più che mai" e
che noi siamo "morti", nel senso che siamo oppressi e
limitati dalla materia.
Questa fase del contatto è resa inequivocabile da un metodo
molto incisivo e convincente: alcuni degli ospiti, anche coloro
che partecipano per la prima volta, vengono chiamati dalla Voce
della radio per nome e talvolta anche col cognome per richiamarne
lattenzione: viene quindi introdotto il congiunto dando
conferma della sua presenza proprio lì alla radio e viene
favorito un dialogo diretto.
Si avverte in questi interventi una forte carica emozionale ed
emerge la determinazione primaria di farsi riconoscere e di
tranquillizzare: il defunto si presenta insistentemente con il
proprio nome, afferma la propria sopravvivenza e spesso dichiara
la propria sorpresa di ritrovarsi vivo immerso in una luce
sfolgorante; talvolta la Voce si esprime con il timbro e le
caratteristiche foniche della voce umana, che, riconosciuta,
suscita profonda e sconvolgente emozione nei genitori.
Uno degli elementi straordinari della transcomunicazione è
appunto la riconoscibilità di alcune voci: come quella di Federico
Jurgenson, e come ho già rilevato, quella di alcuni dei defunti,
che Bacci e gli sperimentatori non hanno mai conosciuto, ma che i
congiunti confermano essere uguale alla voce terrena.